domenica 12 febbraio 2017

Che cos' è l'osteopatia?


LA MEDICINA OSTEOPATICA INTERVIENE CON TRATTAMENTI MANUALI, FORNENDO INPUT ALL'ORGANISMO E PERMETTENDO DI RECUPERARE L'EQUILIBRIO DEL PAZIENTE, SENZA ALCUN RICORSO A FARMACI E AD AUSILI MEDICI

A colloquio con la dott. ssa Patrizia Fazio 

L’osteopatia è una disciplina "globale" che cura il paziente nella sua unicità. Spesso, a torto, considerata una medicina "alternativa", in realtà è complementare alle altre discipline. Ne parliamo con la dott.ssa Patrizia Fazio di Napoli. Osteopata Professionista di scuola francese con studi presso il CERDO di Roma, la dott.ssa Fazio è iscritta al ROI (Registro Osteopati d'Italia), e gestisce un blog ed un forum interattivo, rispondendo a tutti i quesiti che le vengono posti in merito all'osteopatia. «Dopo una lunga diffidenza» - ci dice la dott.ssa Fazio - «ora la medicina ufficiale più all'avanguardia si sta aprendo all'osteopatia, che considera l'uomo un'unità biologica. Tutte le parti dell'organismo - scheletro, muscolatura, nervi, organi, visceri, apparato sanguigno, psiche - per essere in perfetto equilibrio, devono lavorare insieme: la "salute" è proprio questo». «Per ridare benessere al paziente" - continua la dott.ssa Fazio - «si interviene con la regolazione dei complessi sistemi che risiedono, per la gran parte, nella colonna vertebrale, dove sono presenti i centri nervosi regolatori».
L'importanza del benessere della colonna vertebrale è evidente, non esistono "movimenti sbagliati", a meno che non si subisca un trauma. È quindi molto importante conservare una buona meccanica vertebrale.
Si parla molto oggi di "postura sbagliata", in realtà l'organismo crea degli accomodamenti per poter andare avanti, se si ha mal di schiena si assume una postura antalgica, l'osteopata può correggere le cause del problema, che possono essere molteplici: viscerali, muscolo-tendinee, organiche, scheletriche.
L'osteopata consulta eventuali esami diagnostici e clinici del paziente e poi si procede con la visita osteopatica.  Individuate  le  cause  del  problema,  l'osteopata  le  corregge  utilizzando  esclusivamente "tecniche manuali". Non è previsto né l'uso di ausili né l'uso di farmaci. Il compito di noi osteopati è quello di fornire degli input all'organismo per permettergli di ritrovare l'equilibrio, quindi la salute.
Si può ricorrere all'osteopata per lombalgie, lombosciatalgie, mal di testa, esiti di distorsioni, vertigini,  dolori mestruali, cervicalgie e per altri diversi problemi, come per esempio quelli dell'articolazione temporo-mandibolare. Per quanto riguarda il mal di testa, escludendo le cause conclamate di questo disturbo, come per esempio le affezioni tumorali o importanti problemi di flusso artero-venoso, molto importante è l'aiuto della medicina osteopatica che considera il sintomo sempre una manifestazione di sofferenza dell'organismo. Il mal di testa può essere causato da disfunzioni, cioè cattivi funzionamenti di strutture vicine, ma anche lontane dal cranio. Le cause sono da ricercarsi per ogni specifico caso e possono essere davvero numerose.
Potrebbero essere traumi da attività sportiva, tensioni emotive, disturbi interni, dell'apparato gastrointestinale o problemi legati all'articolazione temporo-mandibolare.
Qualunque tipo di limitazione meccanica nell' organismo infatti influenza sistemi e organi. L'osteopata opera con diverse forme di manipolazione per ridare libertà alle zone "in disfunzione". 
Generalmente, quando la struttura viene "normalizzata", la funzionalità dell'organismo migliora. Nel caso di un problema occlusale, il cattivo funzionamento della mandibola può ripercuotersi per esempio sulla zona cervicale e impedire una buona circolazione sanguigna all'interno del cranio, oltre a generare una  contrattura dei muscoli della zona che può causare la cefalea. La terapia osteopatica si può effettuare con un piccolo ciclo di tre sedute, intervallate di dieci- quindici giorni. Anche l'ernia del disco viene curata in maniera efficace con l'osteopatia. Essa si manifesta generalmente in un' età compresa tra i 40 ed i 55 anni. Ma le cattive abitudini del vivere contemporaneo portano sempre più spesso ad una sofferenza anche in soggetti molto più giovani. L'ernia del disco consiste nella rottura dell'anulus fibroso  che  contiene  il  disco  presente tra un corpo vertebrale e quello sottostante. La colonna vertebrale dà protezione al midollo, erniandosi il disco va a comprimere il midollo e quindi le radici nervose che da esso si dipartono per giungere agli arti inferiori per la colonna lombare e gli arti superiori per la colonna cervicale. Le sedi più frequenti dove si manifesta sono la zona lombare bassa e la zona cervicale bassa, poiché a questi livelli le vertebre hanno un grado maggiore di libertà, rispetto ad altri livelli vertebrali. Con il lavoro osteopatico, il corpo ritrova un nuovo equilibrio da ogni punto di vista, vertebrale, viscerale, organico e di conseguenza anche posturale. È chiaro infatti che se si è giunti alla sofferenza da ernia, la struttura corporea non lavorava in buona armonia: all'osteopata la funzione di rimuovere le cause di questo cattivo funzionamento. Cause che possono essere molteplici e risiedere anche in distretti lontani dalla sede dell'ernia: per fare un piccolo esempio, una caviglia dolente può determinare un cattivo appoggio e creare uno squilibrio, o anche un cattivo funzionamento  dell'articolazione temporo mandibolare. Vero è che con l'avanzare dell'età il dolore diminuisce poiché i dischi vanno incontro a sempre maggiore disidratazione, dunque diminuiscono di volume. Dopo i 55-60 anni, la sofferenza da ernia discale é destinata ad attutirsi". «Consiglio vivamente a chi desidera ritrovare l'equilibrio perso senza uso di farmaci e ausili» - conclude la dott.ssa Fazio - «di rivolgersi ad un osteopata professionista, che abbia perlomeno maturato sei anni di formazione, come peraltro previsto dai criteri europei. Per chi ha bisogno di un consulto, può accedere al mio forum sul sito web www.osteopatafazio.com oppure scrivermi direttamente  all'indirizzo di posta elettronica osteopatia.fazio@gmail.com sarò lieta di rispondere a tutti i possibili quesiti.»

martedì 10 gennaio 2017

LED meno consumi per una luce migliore



Grazie alle nuove tecnologie e a un’ottimale gestione della luce, è possibile risparmiare fino al 50% dell’elettricità utilizzata per l’illuminazione.




Con l’avvento della tecnologia a LED, il settore dell’illuminotecnica sta vivendo una vera e propria rivoluzione, con sviluppi che si susseguono a ritmi vertiginosi, impensabili solo qualche anno fa.
Il potenziale di risparmio dei LED non smette, infatti, di sorprendere, mentre la loro diffusione interessa ormai ogni ambiente dell’attività dell’uomo: dall’illuminazione delle case e degli ambienti commerciali, agli uffici, all’industria e agli spazi esterni.
Considerando anche i progressi dei sistemi intelligenti per la gestione e la regolazione della luce, con cui è possibile ottenere ulteriori riduzioni dei consumi, si può ben prevedere un risparmio che potrebbe raggiungere il 50% dell’elettricità oggi utilizzata per l’illuminazione, senza comprometterne le funzionalità.
L’illuminazione è, infatti, responsabile della maggior parte delle nostre percezioni sensoriali e la sua qualità riveste un ruolo importante nella qualità della nostra vita.
Disporre di una buona e, al contempo, efficiente illuminazione non è più una contraddizione e le ultime generazioni di lampade e apparecchi d’illuminazione a LED sono oggi in grado di fornire un livello e una qualità della luce pari alle tradizionali sorgenti luminose.
Ma lo sviluppo della tecnologia a LED è ben lontano dall’essere ultimato. Con gli OLED (LED organici) in pochi anni dovrebbe essere possibile disporre di sorgenti realizzate con materiali sottili, flessibili e di ampia superficie, ottenendo soluzioni anche spettacolari, come pareti e soffitti luminosi.
Sensazione visiva
Oltre il 90% delle nostre percezioni si realizzano attraverso l’occhio e per riconoscere ciò che ci circonda abbiamo bisogno della luce, una gamma di radiazioni elettromagnetiche paragonabili alle onde radio, ma con una frequenza molto maggiore, che stimolano la retina, producendo la sensazione visiva.
Le radiazioni con lunghezza d’onda compresa indicativamente nell’intervallo tra 380 nm e 760 nm costituiscono il cosiddetto campo del visibile.
Le capacità di vedere e percepire dell’occhio umano sono impressionanti: attraverso il bulbo oculare, molto più piccolo di un buon obiettivo fotografico, e grazie anche all’elaborazione del cervello, può creare immagini la cui qualità è di molto superiore a quella delle migliori fotocamere.
L’elevata flessibilità dell’occhio umano è significativa anche per il risparmio energetico nell’illuminazione: se, ad esempio, in un ambiente sono installati troppi apparecchi d’illuminazione o la luce è troppo forte, l’occhio semplicemente vi si adatta; ma il consumo di elettricità a 1.000 lux è il doppio di quello a 500 lux. Un corretto dimensionamento dell’illuminazione permette, quindi, di risparmiare molta energia.
Sorgenti luminose
Le sorgenti luminose elettriche possono essere classificate in base a tre grandi categorie:
- lampade a incandescenza e alogene;
- lampade a scarica;
- diodi luminosi.
Nelle lampade a incandescenza e alogene, la luce è generata riscaldando un filamento di tungsteno inserito in un’ampolla di vetro, all’interno della quale viene fatto il vuoto. Il passaggio della corrente nel filamento ne provoca il surriscaldamento ad una temperatura tale da emettere luce. Le lampade alogene sono una variante ottimizzata in cui nel bulbo sono introdotti composti alogeni (iodio, kripton, xeno), che consentono una rigenerazione del filamento di tungsteno.
Solo una limitata percentuale dell’elettricità fornita (dal 3 al 7%) viene trasformata in luce, mentre la rimanente produce solo calore residuo. Essendo il principio della lampada a incandescenza simile a quello del sole o del fuoco, la qualità della luce prodotta viene percepita come molto piacevole.
In Europa, la vendita delle classiche lampade a incandescenza è ormai vietata, mentre per le alogene è ancora consentito l’utilizzo fino al 2018.
Nella categoria delle lampade a scarica, la fonte luminosa più diffusa è il tubo fluorescente, conosciuto comunemente come “tubo al neon”, anche se normalmente non contiene questo gas, ma altri tipi di gas nobile, vapori di mercurio e un materiale fluorescente, che trasforma le radiazioni ultraviolette del mercurio da invisibili a visibili.
Lo sviluppo tecnologico ha portato alla realizzazione di tubi fluorescenti di dimensioni sempre più ridotte, favorendo l’introduzione sul mercato di lampade compatte, conosciute come “lampade a risparmio energetico”.
Nelle lampade a scarica, infatti, viene trasformata in luce il 25% circa dell’elettricità consumata.
I diodi luminosi, o LED (Light Emitting Diode), sono componenti elettronici allo stato solido in grado di emettere luce. Il principio di funzionamento è simile a quello di una cella fotovoltaica, ma con un processo inverso. Mentre in una cella la luce incidente su un semiconduttore di silicio viene trasformata in corrente, i LED producono luce quando viene fornita elettricità al semiconduttore.
Le origini dello sviluppo dei LED risale agli anni ’60. A quel tempo, queste piccole lampadine rosse non erano particolarmente efficienti e vennero utilizzate, tra le altre cose, per i primi display. Solo dopo decenni di sviluppo tecnologico si è riusciti a produrre anche altri colori: LED gialli, poi verdi e, infine, blu; con l’arrivo, negli anni ’90, di questi ultimi è stato finalmente possibile produrre anche luce bianca, anche se inizialmente di scarsa qualità. Nello spettro dei colori dei LED misti mancavano, infatti, molte tonalità di colore intermedie.
Invece di produrre luce bianca mescolando i colori di base, si è iniziato allora a convertire la luce blu dei LED in luce bianca rivestendola con fosforo, una tecnologia che negli anni successivi è stata costantemente migliorata. La continua ricerca ha, inoltre, reso possibile estrarre una maggiore quantità di luce dai LED.
Il rendimento dei LED è di gran lunga superiore a quello di una lampada a incandescenza, con circa il 30% dell’energia elettrica fornita che viene trasformata in luce.
I vantaggi dei LED
Oltre all’efficienza energetica, i LED presentano altre caratteristiche distintive:
- il fascio luminoso dei LED è praticamente privo di luce ultravioletta e di radiazioni infrarosse, che possono creare problemi agli oggetti illuminati. Per questo hanno trovato fin dall’inizio applicazione in ambito museale;
- i LED hanno una lunga durata di vita che può superare facilmente le 50.000 ore. In confronto ad altre sorgenti luminose, i LED si guastano molto raramente: con il prolungarsi del periodo di utilizzo, si riduce leggermente solo il flusso luminoso;
- le ridotte dimensioni dei LED consentono di realizzare apparecchi che possono essere installati anche in spazi ristretti, portando la luce in molti luoghi dove prima non era possibile e adattandoli facilmente a qualsiasi esigenza progettuale;
- la luce può essere direzionata in modo molto preciso, aspetto ad esempio molto utile nell’illuminazione stradale, per evitare la dispersione di luce;
- i LED sono elementi semiconduttori che si prestano alla regolazione e ai comandi in modo molto efficiente;
- l’assenza di sostanze chimiche pericolose (come, ad esempio, il mercurio) ne consentono lo smaltimento indifferenziato.

domenica 11 dicembre 2016

La Solfatara di Pozzuoli

cratere Vulcano Solfatara di Pozzuoli



La Solfatara di Pozzuoli (Napoli) è quel che resta di un antico vulcano, fumarole sulfuree e getti di fango costituiscono la principale attività di questo grande cratere di forma ellittica
La fumarola maggiore è chiamata Bocca grande ed è caratterizzata dal forte odore di zolfo e dalla fuoriuscita di vapore che può raggiungere anche i 160°C.
La solfatara si è formata circa 3.900 anni fa e già all'epoca dell'impero romano era molto nota e sfruttata per l'estrazione dell'allume e del bianchetto (allora utilizzato come stucco). Strabone (66 a.C. – 24 d.C.) ne dà la più antica testimonianza scritta giunta fino a noi, nella sua “Strabonis geographica”, indicandola con il nome “Forum Vulcani”, Dimora del Dio Vulcano, ingresso per gli Inferi.
La Solfatara sin da tempi remoti  era meta di escursioni per i noti fenomeni vulcanici, per la cura delle acque sulfuree e per le stufe calde; era infatti compresa tra le quaranta più famose terme dei Campi Flegrei sin dal Medioevo.
Non vi era viaggiatore del ’700 e ’800 che non inserisse la Solfatara tra le sue escursioni nel’ambito del cosiddetto”Grand Tour” viaggio di istruzione per i giovani delle famiglie nobili europee.
Nella Solfatara è stata operante sino agli inizi del ’900 un attività estrattiva di allume, zolfo e bianchetto, attività che ebbe il suo apice nel Medioevo.
Intorno al 1900 è stato organizzato all’interno della Solfatara anche uno stabilimento termale. In questo “bagno termale” era possibile curarsi con i fanghi, data l’esistenza di una fangaia naturale, e con le acque sulfuree nonché fare i bagni di vapore nelle cosiddette stufe.
Attualmente il vulcano Solfatara di Pozzuoli è un parco attrezzato  in cui, grazie anche alle valide guide,  è possibile vedere agevolmente ed in totale sicurezza  fenomeni vulcanici che da sempre stupiscono ed affascinano il visitatore.